La nostra testa pesa tra i 4,5 e i 5,5 kg, inclinandola in avanti la forza di gravità esercita un notevole peso sul collo. Un peso di circa 12 kg se incliniamo il capo di 15 gradi, di 18 chilogrammi inclinandolo di 30 gradi e di circa 20 kg se lo pieghiamo di 45°. Piegare il collo in avanti di 60 gradi equivale a caricare sulle spalle un peso di 27 kg!

Lo sostiene uno studio del 2014 in cui il professor Kenneth Hansraj dello Spine Surgery and Rehabilitation Medicine (New York), ha trovato correlazioni tra l’uso dei device digitali come lo smartphone, e i dolori e la rigidità di spalle, spina dorsale e collo.

C’è un rimedio? La risposta la dà il professor Hansraj stesso, nel riassunto del suo studio: dal momento che è impossibile evitare l’uso dei device mobile, le persone devono impegnarsi nel mantenere una postura corretta. L’usura precoce della colonna vertebrale è causa di dolori e può, in casi limite, richiedere interventi chirurgici che potrebbero essere evitati.

Un problema che viene paragonato ad un’epidemia e che, a prescindere dal corretto uso dei termini, non risparmia neppure gli italiani. Il traffico internet mobile, nel 2016, è aumentato del 29% rispetto all’anno precedente, questo fa di noi italiani un popolo particolarmente attivo sul web, così come ricostruito da uno studio firmato da We Are Social.

Come si traduce tutto questo in pratica? Lo abbiamo chiesto al dottor Emiliano Grossi, fisioterapista – specialista in rieducazione posturale globale del centro Fisioclinic di Roma: «negli ultimi anni sono aumentati i dolori lamentati dai giovani, quelli che usano di più il telefonino, e che lo usano soprattutto per messaggiare. Il texting crea problemi di tipo cervicale, con dolori che si stanno traducendo in un elemento che favorisce l’inversione di curva cervicale, creando una convessità posteriore, laddove non dovrebbe esserci».

Non è un fenomeno nuovo ma sta vivendo un’impennata: «qualcosa di simile – continua il dottor Grossi – si è già registrato con l’uso dei computer.

Oggi però aumentano anche i casi di traumi alle caviglie, di persone intente a messaggiare che inciampano perché non vedono gli ostacoli mentre camminano.

Aumenta anche il numero di giovanissimi con mal di testa, cefalee – conclude il dottor Grossi – è molto meglio sforzare la mano portando il telefonino al di sopra dello sterno anche solo di 10 centimetri, anche se portarlo all’altezza degli occhi sarebbe il massimo dell’ergonomia».

Non da ultimo la passione per i display ha conseguenze anche sugli occhi come spiega il dottor Lucio Buratto, direttore del Centro Ambrosiano Oftalmico di Milano: «il dispositivo mobile obbliga a lavorare molto da vicino, richiede molto impegno visivo e sforzo. L’uso prolungato provoca affaticamento, secchezza, bruciore, lacrimazione; la vicinanza prolungata poi tende un po’ a miopizzare l’occhio. La fascia più colpita è quella degli adolescenti, uno studio evidenzia come passino 23,46 ore alla settimana giocando, chattando, navigando da dispositivi mobili che da qui al 2020 saranno triplicati, con tutto quello che ne consegue. L’affaticamento della vista è causato comunque da tutta una serie di piccoli fattori che sommati portano a disturbi. Possiamo adottare dei piccoli accorgimenti come fare una pausa più spesso, bere di più, usare dispositivi con display più grandi, umidificare gli ambienti o usare lacrime artificiali».

Una regola da adottare è quella del 20/20/20: ogni venti minuti passati a osservare un display, sarebbe opportuno osservare un punto posto a 20 metri per almeno 20 secondi. Ma questo semplice esercizio, da solo, non basta.